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L’asino evidenzia l’ambivalenza che possono avere i simboli: nei millenni ha rappresentato il coraggio, la testardaggine, la saggezza e la stupidità; è stato venerato come divinità e bastonato come spirito malvagio.
Il noto Lucignolo di Pinocchio pare proprio prenda ispirazione alla vecchia leggenda di Apuleio (che si chiamava Lucio guarda un pò) il quale, spinto dalla troppa curiosità, venne tramutato in asino con la possibilità di tornare al suo aspetto normale solo dopo diverse peripezie; anche il racconto “pelle d’asino” segue lo stesso concetto di metamorfosi attraverso lo studio.
Leopardi parla dell’asino nella sua “Dissertazione sopra l'anima delle bestie” che non trovò mai editori per una pubblicazione critica della stessa.
La raffigurazione sacra dell’asino ha avuto fin dagli inizi del cristianesimo un singolare riconoscimento in Vaticano, si è recentemente scoperta tutta una iconografia sacra. Alcuni sostengono che sia Gesù quello raffigurato con orecchie e zoccoli asinini nel famoso graffito sul muro del Palatino a Roma; troviamo ancora l’immagine di Gesù con orecchie d’asino e zoccoli ammantato di toga con un libro in mano, ci riferisce Tertulliano; queste sono tutt’altro che caricature di pagani in scherno dei cristiani.
Troviamo ancora un somarello ad accompagnare Maria all’Avvento. Accompagna ancora Gesù nel ritorno a Gerusalemme.
Una cappella affrescata lo ritrae quando, nel 1213, disturbava San Francesco col suo ragliare, ma il santo con uno dei suoi “frate asino, sta in quiete” lo convinse ad ascoltare l’orazione che stava facendo ai Trevani (abitanti di Trevi).
Secondo i Vangeli è una specie prediletta da Dio, tanto che non può subire sortilegi né esser colpito dai fulmini (da qui la croce che porta disegnata sulla schiena).
Nel medioevo rappresentava il diavolo: in spoglie asinine ragliava durante gli equinozi, dodici volte di giorno e altrettante di notte, chiamando le anime che lo avevano abbandonato (da quando cioè vide gli umani convertirsi a Dio).

Ha corpo d’asino anche l’arconte Typoon che controlla diversi demoni.

Accompagnava le streghe ai sabbath, dato che, pare che il diavolo abbia dato solo a lui la capacità di percorrere le mulattiere che portano ai luoghi dei riti (gli asinelli dell’asinara rimangono tutt’oggi l’unico mezzo in grado di percorrere certi sentieri).

Leggenda vuole che abbia il muso bianco dal giorno in cui Dio, sotto suggerimento degli angeli, lo invitò in Paradiso: era il più paziente e resistente tra gli animali, lo meritava; quando però l’asino arrivò davanti al Paradiso, sporse solo il muso con circospezione e vide che aveva a disposizione dei bei prati, ma che avrebbe dovuto giocare insieme agli angeli, troppo simili ai bambini, gli scalmanati figli dei contadini che lo bastonavano e cavalcavano; si impuntò, allora, e non ci fu modo di convincerlo ad entrare ma da allora il muso gli rimase bianco: “beato” abbagliato dalla luce divina.


Esce dal bosco accompagnando nella distribuzione dei doni anche San Nicolao (poi diventato Santa Claus) e Santa Lucia il 13 dicembre, aiutandola nel suo lavoro.
Vogliamo ricordare chi accompagna Bacco, reggendogli la botte?

Leggende e racconti arrivano da ogni parte del mondo, anticamente per tutto l’Oriente l’asino simboleggiava la saggezza e la regalità e lo troviamo ancora come simbolo di partiti politici in America.

I greci lo collegavano a Saturno, in relazione con la trasformazione della materia, e lo veneravano per il suo coraggio. In Grecia era considerato simbolicamente l'animale contrapposto ad Apollo, il dio protettore di ogni armonia della natura e dello spirito che guidava il coro delle Muse e di conseguenza i canti e le danze, e quindi l'asino era visto come l'antitesi dell'armonia delle sfere celesti. Per questo il binomio dato dall'asino e dalla lira, lo strumento musicale per eccellenza, divenne proverbiale come esempio d'incompatibilità assoluta. Tuttavia un'antica tradizione mesopotamica associava volentieri l'asino e la lira, tanto che ci restano diversi rilievi di orchestre composte di animali, risalenti al terzo millennio, in cui l'asino suona appunto la lira.