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L'asino domestico discenderebbe, secondo vari Autori, dal selvatico africano (Equus asinus africanus) il cui mantello è fondamentalmente fulvo e grigio. Gli asini selvatici vivono in branchi non molto numerosi e si dice che siano guidati da una vecchia asina, anziché da uno stallone, come, generalmente, avviene nei cavalli selvatici.

L'asino selvatico, grazie alla sua grande sobrietà e resistenza, vive in località povere di vegetazione, desertiche e pietrose, costringendolo talvolta, per la scarsa disponibilità foraggera, anche periodiche migrazioni.

Oltre che lungo le coste dell'Africa orientale-settentrionale, vive ed ha vissuto nella Siria, in Mesopotamia, nell'Afghanistan, nella Persia, nella Russia asiatica meridionale, nel Tibet, nella Mongolia, ecc.

Alcuni Autori ritengono che dall'Equus asinus africanus si siano originate due sottospecie.

L'una, originaria della zona dell’Atlante, quasi estinta, di taglia minore e cioè di m 1,15 al garrese, con striscia scura in corrispondenza della linea dorso-lombare e con una linea trasversale pure scura alle spalle e formante, con la prima, la cosiddetta linea crociata o croce di Sant'Andrea;


 

l'altra - Equus asinus taeniopus - di taglia maggiore, cioè di m 1,25 al garrese, priva quasi sempre della lista crociata, si è originata lungo la zona costiera africana del mar Rosso ed anche dell'Ogaden ed in Dancalia.

 

 

2. La domesticazione dell'asino

Secondo alcuni studiosi l'asino sarebbe stato addomesticato per la prima volta in Numidia. In Europa la specie fu conosciuta più tardi e, cioè, nel Neolitico.

L'esame di resti di asino risalenti a 5000 anni fa trovati ad Abydos, nel complesso funerario di uno dei primi faraoni, mostra che il processo fu lento e complesso.

La domesticazione dell'asino è stato un momento determinante nello sviluppo delle società umane, trasformando in maniera decisiva i sistemi di trasporto delle società pastorali e aprendo le porte alla nascita delle prime città in Africa e in Asia.

Basandosi sullo studio di dieci scheletri di asino rinvenuti ad Abydos in tre fosse dedicate a questi animali nel complesso funerario di uno dei primi faraoni, un gruppo internazionale di archeologi e antropologi ha trovato quella che può essere considerata la più antica testimonianza del processo di domesticazione di quello che è stato il primo vero animale da soma utilizzato dall'umanità.

"La ricerca genetica ha suggerito un'origine africana per l'asino ma la localizzazione e il periodo esatti della sua domesticazione sono più difficili da stabilire, dato che i suoi segni non sono semplici da individuare.

I ricercatori hanno esaminato gli scheletri - datati a circa 5000 anni fa - confrontandoli con quelli di asino moderno e di asino selvatico africano (Equus africanus). L'analisi ha mostrato che le ossa metacarpali dei fossili avevano le stesse proporzioni di quelle dell'asino selvatico africano, mentre i valori relativi alle ossa lunghe delle zampe sono apparsi intermedi fra quelli dell'asino selvatico e dell'asino domestico moderno.

Gli scheletri di Abydos mostrano peraltro i segni di varie patologie chiaramente correlabili al trasporto di pesi. Le somiglianze morfologiche con la specie selvatica e l'uso come animali da soma degli esemplari esaminati suggerisce quindi che il processo di domesticazione sia stato pù lento e complesso di quanto finora ritenuto.

 

3. Storia

Dagli asini selvatici africani deriverebbero quindi i ciuchi armati di pazienza destinati a fare la parte più dura dei lavori di una volta, in cambio di un magro pasto; senza mai dar peso al fatto di esser eletto simbolo dell’ignoranza e della testardaggine.

E’ sempre stato allevato da contadini che non avevano i mezzi per selezionarne razze, quindi è rimasto molto simile, anche nelle abitudini, al suo antenato selvatico che viveva in branco in ambienti desertici; è in grado di nutrirsi anche mangiando rovi secchi e spinosi e di sopportare molto bene la sete. Le striature caratteristiche che l’asino ha sul dorso, da una spalla all’altra, sono il segno della stretta parentela con la zebra.

Bassorilievi assiri mostrano le prime figure di muli, quindi l’asino o i suoi ibridi, hanno da sempre alleviato le fatiche di molti, ricchi e poveri, girando la mola, portando pesi, trainando carri e aratri... (ma anche fornendo carne, cuoio e latte (che tra l’altro è ottimo come composizione nutritiva, meglio di quello vaccino).

 

 

Va considerato che la sua ben nota testardaggine è data da una cattiva interpretazione del fatto che è difficile forzare chiunque a fare qualcosa che contraddica i suoi istinti di conservazione. Date le bastonate e i lavori che comunque svolgeva, merita un plagio alla pazienza che dimostrava: solo quando crollava a terra ci si rendeva conto di averlo caricato troppo.
Dopo millenni di servizio, alcune razze rischiano ora l’estinzione, persino le poste italiane nel 2007 hanno pubblicato un francobollo che rappresenta le razze italiane a rischio di estinzione.